Affido Condiviso | Condividere “Con Chi”.
di RagazzoPadre - 3 marzo 2011
Quando una coppia si separa, tutte le energie a disposizione dei singoli sono utilizzate per cercare di fare fronte all’emergenza; la contingenza prende il sopravvento su ogni ponderazione riguardante il futuro degli elementi della famiglia.
Cercare un nuovo assetto quotidiano non è certo una impresa banale, ma guardare oltre l’ostacolo con l’animo disponibile al cambiamento può certamente facilitare le cose e velocizzare la riacquisizione di una qualche normalità.
Il primo passo da fare potrebbe essere quello di lavorare sul dolore del distacco e sui rancori provocati dalle aspettative tradite, impegnandosi a trasformarli “in bene” sia rendendo partecipi della nuova situazione anche e maggiormente altre figure familiari, primi tra tutti i nonni, sia disponendosi all’ingresso di nuovi possibili affetti e presenze nella nostra vita e in quella dei nostri figli.
Proprio la legge n. 54 del 2006 sull’affido condiviso dà lo spunto per operare in questo senso.
All’art. 155 del codice civile si parla proprio del diritto del figlio a mantenere un “rapporto equilibrato” non solo con i genitori ma anche “di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”. Ancora una volta non una scelta di chiusura bensì di totale apertura per poter cum-dividere, spartire e/o avere in comune con altri l’onere e la responsabilità dell’educazione dei figli.
E’ poi altamente probabile che i singoli componenti della ex coppia di lì a breve intraprendano altri percorsi affettivi e relazionali, dando vita a nuove coppie e nuovi rapporti familiari. Anche in questo caso, lo sforzo dovrebbe essere compiuto nella direzione di agevolare il più possibile l’ingresso del nuovo partner sia agli occhi dei figli che dell’ex compagna/o.
Proviamo ora ad immaginare che tutto questo possa essere per i nostri figli un enorme patrimonio affettivo, piuttosto che una ferita insanabile. Ovviamente questo “sogno” potrà avverarsi soltanto grazie alla dedizione e all’intelligente e fattivo contributo di entrambi gli elementi della coppia genitoriale. Ecco che, come d’incanto, la vita dei nostri figli si popolerà di nuovi ed inattesi affetti.
Come si realizza tutto ciò?
Semplice. Cerchiamo solo per un attimo di immaginare di non essere i padroni della vita dei nostri figli e di comprendere che ogni figura positiva di riferimento sia un valido contributo allo sviluppo intellettivo ed emotivo del nostro bambino.
Se riusciamo poi ad avere buon senso e pazienza nelle piccole cose……..è fatta!




29 febbraio 2012 alle 16:48
Sto scorrendo i vari articoli per cercare di farmi un’idea di questo sito.
A prima ” lettura” mi sembra che l’approccio positivista , degno di lode per le intenzioni, non tenga però conto della realtà che si vive nelle separazioni e in particolare che vivono i padri separati.
Nel merito dell’articolo l’invocare il tentativo a valorizzare i patrimonio affettivo rappresentato dal nuovo compagno o dalla nuova compagna dell’ex mi sembra francamente utopistico, una cosa dal sapore ” liberal” a tutti i costi e in ogni caso del tutto inapplicabile in un contesto legislativo come quello attuale delle separazioni.
Un approccio del genere potrebbe ” al limite” essere concepito qualora il padre possa di fatto esercitare la sua potestà al pari della madre ma questo oggi, in italia non avviene.
Può darsi che l’autore abbia avuto un iter di separazione particolarmente e fortunatamente ” morbido” ma per personale esperienza e sulla base di quello che leggo e sento da altri padri separati o separandi, la realtà è ben distante da quanto auspicato.
04 marzo 2012 alle 18:25
Salve Giovanni, l’obiettivo della nostra Associazione è quello di cercare di trasmettere che le cose possono essere viste anche da un’altro punto di vista. Chiaramente non si tratta di generalizzare, sicuramente esistono situazioni in cui quello che scriviamo può risultare inapplicabile e utopistico come dici tu, ma ti assicuro che è possibile, proprio per la mia esperienza. Al di la delle leggi, che sicuramente non sono a favore dei padri, possiamo però partire dalla nostra condizione personale e trasformarla a favore dei nostri figli. Questo è quello che cercano di trasmettere i nostri collaboratori nei loro articoli. Comunque la tua riflessione è giusta e preziosa e ci permette di intavolare un dialogo di confronto che per noi è molto importante.
Buona serata
Saverio